domenica 30 novembre 2008

Punti di vista...

Nave della Marina: "Prego, vi chiediamo di modificare la vostra rotta di 16 gradi verso Est per evitare una collissione"

Un civile: "Mi spiace, ma siamo noi a dovervi chiedere di modificare la vostra rotta di 16 gradi verso Ovest se volete evitare la collissione"

Nave della Marina: "Parla il comandante di una nave militare della Marina degli Stati Uniti. Ripeto: MODIFICATE LA VOSTRA ROTTA"

Un civile: "Mi spiace, ma dovrete modificare voi la vostra rotta"

Nave della Marina: "Questa è la portaerei Enterprise, una grande nave da guerra della gloriosa Marina degli Stati Uniti d'America: MODIFICATE LA VOSTRA ROTTA IMMEDIATAMENTE"

Un civile: "Questo è un faro! Passo e chiudo"

I punti di vista molto spesso sono molto differenti, e diverse parti in causa credono di aver ragione, o ritengono di esser in una posizione di forza per imporre la propria visione.

Così fanno i capi, che molto spesso impartiscono ordini senza però sapere esattamente nella pratica come va affrontato il lavoro, o i problemi che un approccio sbagliato può comportare.

Così però fanno anche certi Paesi, che più di altri si ritengono in diritto/ potere di dettar legge, o di scegliere sempre unilateralmente ciò che deve essere fatto (vedi gli Stati Uniti che continuano a rifiutare il trattato di Kyoto), mentre altri Stati, invece, seguono le impostazioni dettate da altri, giuste o sbagliate che siano.

Purtroppo tra i secondi troviamo Paesi come Messico e Italia.

Ne deriva che il Messico, uno Stato che per posizione geografica, grandezza, ricchezza delle Terre e ricchezza culturale avrebbe potuto essere tra i primi Paesi al mondo per esportazioni ed in generale per economia, ed invece si trova ad essere un po' uno Stato satellite dei vicini Stati Uniti.

Ed ecco allora che la valuta del Messico, il peso, ha dovuto ricorrere all'intervento degli Stati Uniti quando si è trovata ad affrontare la crisi negli anni '90 (la c.d. Crisi del Tequila - 1994).

Ed ecco che oggi (la notizia risale ad appena 10 giorni fa), la più grande impresa messicana, bandiera dell'indipendenza del popolo messicano, la PEMEX (società PEtrolifera MEXicana), è stata (s)venduta grazie ad una privatizzazione voluta dal Governo messicano, ma assolutamente invisa dall'intera popolazione.

E l'Italia? L'Italia è uno Stato piccolo su scala mondiale, ma pieno di cultura, tradizione e qualità, qualità che esportiamo a caro prezzo in tutto il mondo (moda, macchine di lusso, occhiali, cibo). Però negli ultimi anni è mancata a livello politico una pianificazione su scala generazionale.

Non parliamo di secoli fa, quando pensiamo che negli anni '90 il nostro sistema pensionistico veniva studiato da altri Paesi, primo fra tutti il Giappone, che mandava economisti in Italia per aiutare il Paese del Sol Levante ad uscire dalla crisi.

Cos'é successo negli ultimi anni? E cosa c'entrano gli Stati Uniti? Presto detto: l'Italia ha dapprima rinunciato, aderendo all'Unione Europea, alla possibilità di utilizzare degli strumenti per aumentare la sua competitività all'estero, quali ad esempio la svalutazione della Lira. Ma il problema vero risiede nella corsa dell'Italia a seguire un modello, quello americano, che non si è dimostrato all'altezza della qualità della vita che conoscevamo in Italia negli anni passati.

Ed allora ecco che si comincia a parlare di tagli a sanità, istruzione, e alla privatizzazione degli stessi.

Ecco che il sistema pensionistico va "in pensione", a favore di pensioni integrative che vanno pagate a parte dai lavoratori.

Ecco che il lavoro diventa sempre più "flessibile", cosa che permette alle imprese di licenziare senza troppi problemi in periodi di crisi, ma che di fatto non facilita i giovani nel momento in cui pianificano di andar a vivere soli, di mettere su famiglia, e quindi, in ultima ratio, di rilanciare i consumi.

Ma non è solo questo, ed ecco allora che invece di pianificare interventi a favore dell'energia pulita, facciamo un passo indietro, e puntiamo invece sul nucleare.

Siamo un Paese che sta copiando, purtroppo, e copiando male! Ci vogliono più coraggio e decisione nelle scelte, ma soprattutto servono scelte ad ampio raggio, scelte magari dolorose oggi ma che di qui a 10 anni ci restituiranno un'Italia che cresce economicamente, demograficamente, e qualitativamente.

Ma allora, per chiudere, se nella vignetta che ha aperto il post noi ci consideriamo il faro, cosa diremmo alla nave degli Stati Uniti?

"Modificate VOI la vostra rotta", o "Se ci date un attimo, vediamo cosa possiamo fare per farvi passare" :-)

Con riferimento all'articolo precedente, riporto qui sotto il testo originale e completo della bellissima poesia di Pablo Neruda:

"Muere lentamente
quien se transforma en esclavo del hábito, repitiendo todos los días los mismos trayectos, quien no cambia de marca, no arriesga vestir un color nuevo y no le habla a quien no conoce.

Muere lentamente
quien evita una pasión, quien prefiere el negro sobre blanco y los puntos sobre las "íes" a un remolino de emociones, justamente las que rescatan el brillo de los ojos, sonrisas de los bostezos, corazones a los tropiezos y sentimientos.

Muere lentamente
quien no voltea la mesa, cuando está infeliz en el trabajo, quien no arriesga lo cierto por lo incierto para ir detrás de un sueño, quien no se permite por lo menos una vez en la vida, huir de los consejos sensatos.

Muere lentamente
quien no viaja, quien no lee, quien no oye música, quien no encuentra gracia en sí mismo.

Muere lentamente
quien destruye su amor propio, quien no se deja ayudar.

Muere lentamente,
quien pasa los días quejándose de su mala suerte o de la lluvia incesante.

Muere lentamente,
quien abandona un proyecto antes de iniciarlo, no preguntando de un asunto que desconoce o no respondiendo cuando le indagan sobre algo que sabe.

Evitemos la muerte en suaves cuotas, recordando siempre que estar vivo exige un esfuerzo mucho mayor que el simple hecho de respirar.
Solamente la ardiente paciencia hará que conquistemos una espléndida felicidad."

lunedì 3 novembre 2008

Benvenuti sul mio blog

"Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati."
Ed è con questa fase di Pablo Neruda che voglio aprire il mio blog, con questa frase vorrei che il mio blog si identificasse, e mi piacerebbe che chi finisse sul mio blog, almeno una volta, ci fosse capitato per aver cercato nei motori di ricerca un messaggio di forza e voglia di vivere intenso e profondo come questo.

Di blog sulla poesia ce ne sono già tanti, e poesie di particolar bellezza non mancano al mondo, ma molto spesso non ci si sofferma a pensare se queste poesie riguardino pure noi, la nostra vita, o meglio, il nostro modo di vivere la vita. 

Siamo soddisfatti del nostro lavoro? Ci basta quello che abbiamo, e quello che siamo? Non sono certo io a dare certi tipi di risposta, ma nel mio blog ritornerà in altre occasioni questa domanda, perchè è bello godere di ciò che si ha, ma cullare i propri sogni non deve essere un lusso per pochi, ma un diritto di tutti. E di questo diritto spesso ce ne priviamo noi stessi, presi dalla paura di perdere quello che già abbiamo, immobili nell'incertezza di cosa ci aspetta, imbrigliati nelle catene del debito dettato da un consumismo inutile e veicolato.

Non voglio dare risposte, purtroppo non ce le ho ancora nemmeno io..vorrei però fare qualcosa d'altro per voi: voglio insinuarvi dei dubbi! :-)